Intervista DDS Dr. Bruno Spindler

Developer & founder of Abutments4life – efficiancy & biology with implant-prosthetics
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Perché ha progettato un abutment con canale della vite angolato?

Ci sono diverse ragioni per questo:

Scott D. Ganz (Ganz, 2006) e Honghong Wang (Wang et al., 2019) hanno dimostrato nei loro studi che, in quasi l’80% dei casi, le superfici facciali dei denti hanno un’angolazione rispetto ai loro assi che varia dai 10° ai 12°; pertanto osserviamo che negli abutment dritti il canale della vite finisce spesso nel bordo incisale o nella punta della cuspide buccale.

A volte, anche con restauri cementati, la base in titanio deve essere smussata o accorciata, il che porta ad una riduzione eccessiva dello spessore minimo della ceramica.

Il nuovo Regolamento sui Dispositivi Medici (Medical Device Regulation, MDR) specifica requisiti precisi a questo proposito, che spesso però non possono essere soddisfatti dagli abutment dritti.

Questo non è il caso delle soluzioni angolari:

il canale della vite può essere spostato oralmente, nella fessura, per esempio, inoltre è anche possibile una correzione mesiale o distale. Questo permette di realizzare soluzioni avvitate anche in situazioni in cui ciò non era possibile in precedenza. Da notare come non solo il diametro del canale della vite non aumenta a causa dell’angolazione, ma si crea anche molto più spazio per il rivestimento in ceramica in area buccale, il che migliora enormemente l’estetica.

Quale preferisce tra la soluzione avvitata e quella cementata?

In linea di principio, sia le soluzioni cementate che quelle avvitate sono entrambe presenti nel nostro sistema di trattamento. Dal punto di vista prettamente estetico, le prime sono chiaramente più vantaggiose, ma preferiamo le protesi avvitate per pazienti con problemi parodontali o per pazienti con dentizione residua molto ridotta.

Interessante è la meta-analisi di Pjetursson sui miglioramenti dell’odontoiatria negli ultimi decenni (Pjetursson et al., 2014), in cui gruppo di ricerca ha confrontato le soluzioni avvitate con quelle cementate in termini di tassi di incidenza. Negli anni dopo il 2000, il 97,7% di tutte le soluzioni cementate erano senza “incidenze”. Con le soluzioni avvitate, “solo” il 77,6% di tutti i restauri è risultato senza complicazioni dopo l’inserzione.

Qual è il suo workflow preferito?

A mio parere, dovremmo sforzarci di semplificare notevolmente e migliorare ulteriormente i workflow digitali. Fondamentalmente, un processo composto da pochi passi, con pochi appuntamenti per il trattamento, è vantaggioso sia per il paziente che per il professionista.

Nella nostra azienda stiamo lavorando intensamente alla ricerca del profilo di emersione anatomico, cioè tridimensionale, ideale per i restauri angolati, al fine di evitare eccessive sporgenze protesiche. Questi potrebbero poi portare a mantenere siti di ritenzione dopo la recessione ossea nel corso dell’ulteriore periodo di usura.

Questo significa che progettiamo non solo l’impianto, ma anche l’intero complesso impianto-abutment, correttamente angolato, e con il profilo di emersione ideale, prima della procedura chirurgica.

Per il restauro protesico abbiamo sviluppato un set composto da 6 abutment ibridi pronti all’uso in 3 forme base e 2 angolazioni per diversi sistemi implantari, che possono essere inseriti direttamente nell’impianto durante la procedura chirurgica e non devono più essere rimossi. Questi poi possono essere utilizzati immediatamente per restauri temporanei, se la stabilità primaria dell’impianto è sufficiente (One abutment – the first day). Dopo che il tessuto molle è guarito, l’abutment può essere fresato come un dente naturale in pochi minuti e poi si può procedere con la presa, digitale o analogica, delle impronte.

Con questo workflow, le superfici degli abutment possono essere ottimizzate con micro- e nano-strutture per favorire la ricrescita gengivale e, allo stesso tempo, beneficiare del loro effetto battericida che può essere ottenuto senza ostacolare l’adesione dei tessuti molli. Si parla di “Race for the Surface” (“corsa per la superficie”) e i relativi studi sono già stati realizzati con successo e saranno presto pubblicati.

Questa procedura è quasi identica alla fresatura di un dente naturale per una corona dentale e ha come risultato un tessuto molle di forma anatomica, ben supportato, con un margine di preparazione praticamente epigengivale che previene quasi completamente i residui di cemento sottogengivale.

Dov'è possibile comprare la sua linea di prodotti?

I prodotti saranno venduti e distribuiti da MegaGen.